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Intorno al Monte della Stella

L'architetto paesaggista che fece suonare le campane intorno alla Montagna della Stella*, dice pure che ci sono trenta piccoli villaggi che si stringono intorno a questo monte tra il mar Tirreno e la valle dell'Alento, nell'area nordoccidentale del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Sulla vetta, punto di contatto con le energie celesti, resta il Santuario della Madonna della Stella, che dà il suo nome alla montagna. Qui la figura della Vergine si sovrappone a quella del monte nella tradizione popolare, e ne diviene una vera e propria personificazione, come risulta da alcuni documenti dell'iconografia e della tradizione orale (ad esempio, stando ad un antico canto popolare, la Madonna della Stella raccoglie e protegge col suo mantello i piccoli villaggi che si stringono attorno al monte).

Tra le pieghe del monte-mantello, il fitto sistema di piccoli paesi e casali medioevali per circa cinque secoli riuniti nella Baronia di Cilento, costituisce una forte individualità dal punto di vista paesaggistico e da quello delle tradizioni.

Lo straordinario spirito di coesione che lega ancora oggi i villaggi del Monte Stella si esprime sull'intero territorio in due aspetti della vita collettiva, quello rituale delle cosiddette "visite ai sepolcri" effettuate dalle confraternite nel giorno del Venerdì Santo, e quello legato alla peculiare diffusione dei rintocchi delle campane sulle pendici del monte.

Da ciascuno di questi villaggi, nel venerdì che precede il giorno di Pasqua, le confraternite religiose partono per rendere visita alle chiese dei villaggi appartenenti allo stesso sistema circolare, secondo un'usanza secolare che non ha riscontri nella pur ricca tradizione confraternale delle altre regioni europee e mediterranee.
L'intreccio circolare di queste processioni in costume e arricchite da canti, costituisce un rito collettivo arcaico dal fascino intenso.

Nel Cilento le confraternite si svilupparono con particolare vigore a partire dal XVI secolo, e la loro diffusione fu capillare al punto che quasi ogni villaggio poté vantarne una o due.
Ancora oggi, in insediamenti di poche centinaia di abitanti, sono presenti sodalizi di settanta e più confratelli, regolarmente presenti nelle occasioni salienti della vita devozionale, culminanti nelle funzioni della liturgia pasquale.

Il Venerdì Santo ogni confraternita attua quella che viene chiamata la visita ai sepolcri: i confratelli, con le insegne e le divise della propria associazione, si recano in processione dapprima alle chiese dei casali vicini, poi alla propria.
In queste, secondo un percorso circolare, fermandosi in più punti, eseguono antichi canti su testi ispirati alla Passione di Cristo.

L'intensità emotiva e l'originalità della forma che ricalca modelli arcaici, fanno di questi canti polifonici il momento più coinvolgente del rito.
La cerimonia interna alla chiesa è simile a quelle che avvengono altrove nello stesso periodo, ma nel caso delle confraternite del Cilento Antico i pellegrinaggi vengono effettuati simultaneamente e reciprocamente da ciascuna confraternita alle chiese degli altri paesi del Monte Stella, in modo che, nell'arco di pochi anni, ciascuna comunità renda omaggio al tempio di ogni altro villaggio, andando così a delimitare un preciso ambito geografico, culla di una comunità policentrica.

*Giuseppe (Pino) Anzani, di Agropoli

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