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Monte Stella, paesaggio con campane

Paesaggio con campane

L'architetto paesaggista che venne dal Castello vicino alla Rocca, pensò che prima del gran rumore della civiltà industriale, al di fuori delle aree urbane, ben pochi sono i suoni di produzione umana in grado di gareggiare per intensità con quelli naturali, e fra questi il più importante è il suono delle campane, di particolare importanza proprio nella vita quotidiana dei campi, dove esse scandiscono i tempi delle giornate di lavoro dei contadini. I rintocchi, opportunamente codificati (a martello, a morto, a stormo etc.), trasmettono poi con grande efficacia alla comunità le informazioni più importanti della vita associata, tanto che la parrocchia è stata definita come "lo spazio acustico delimitato dalla portata del suono della campana". Sulle pendici del Monte Stella, grazie alla fitta disposizione dei piccoli centri, quest'elemento unificatore della comunità dei credenti, orologio e mass-medium, risuona nei tanti campanili con ampie sovrapposizioni di più segnali, che si rimandano l'un l'altro.

La fitta sequenza circolare di sovrapposizioni ricopre le falde del m onte, data la notevole vicinanza dei centri, arrivando fino a sette sovrapposizioni per una stessa area. Questa ridondanza di segnali, paragonabile a quella che si riscontra in una città dalle molte chiese, ricopre la montagna e raccoglie i suoi villaggi sotto un'unica coltre sonora.

Dopodiché, sul finire del secolo scorso, fece suonare 60 campane tutt'intorno al monte. La forza di coesione del sistema del Monte Stella fu così ancora rappresentata nel paesaggio sonoro dalla vigorosa voce del bronzo che, dall'alto dei campanili affacciati sulle valli, come dice una filastrocca tradizionale, "...non vede e non sente / chiama la gente".

Giuseppe (Pino) Anzani, di Agropoli

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